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PRESENZA STORICA DEL CAPODOGLIO
(Physeter macrocephalus, Linnaeus 1798) IN ADRIATICO

Marco Affronte*, Dino Scaravelli**, Leandro A. Stanzani*
* Fondazione Cetacea ONLUS, via Milano, 63-47838 Riccione RN
** Riserva naturale orientata di Oferno, piazza Roma, 1-47855 Gemmano RN


(Dino Scaravelli
- foto: M. Manghi)



Capodoglio in immersione
(foto: Archivio Fondazione Cetacea)

Il capodoglio è una delle specie di cetacei più largamente distribuita al mondo e la sua presenza è tipicamente legata a zone di transizione verso alti fondali dove trova i calamari di cui si nutre. È una delle otto specie regolarmente presenti nel Mar Mediterraneo, dove sono molto numerose queste aree di passaggio. Nonostante la predilezione per le acque profonde, il capodoglio è stato avvistato anche nel Mar Adriatico, un bacino che, a nord del Gargano, raramente raggiunge i duecento metri di profondità.

Da una recente ricerca – l’hanno condotta Marco Affronte e Leandro A. Stanzani della Fondazione Cetacea con Dino Scaravelli della Riserva Naturale Orientata di Onferno – sono emersi dati interessanti sulla presenza storica del capodoglio in Adriatico.



(foto: Archivio Fondazione Cetacea)


Contrariamente a quanto prevedibile, sono state rinvenute numerose segnalazioni di spiaggiamenti di capodoglio lungo le coste adriatiche.

Il resoconto di uno spiaggiamento sulle coste istriane, avvenuto nel 1555, è la segnalazione più antica. La rappresentazione dell’animale, che potete vedere in figura, è influenzata dell’immaginazione del testimone e ci ricorda come a quell’epoca "l’ approdo" di un leviatano, così nella bibbia venivano chiamati i mostri marini, scuotesse l’animo di chi ne era testimone.

Passando a tempi più prossimi la maggior parte dei dati presi in esame nella ricerca proviene da giornali d’epoca e dai cataloghi delle collezioni dei musei della zona, e non mancano le foto pittoresche con curiosi e autorità.



(foto: Archivio Fondazione Cetacea)


Gli occhi dei fortunati, che hanno potuto farsi ritrarre in posa "da safari" sopra gli esemplari arenati, mostrano un vago senso di soddisfazione, immeritata, per aver sottomesso i giganti del mare. Chi non avrebbe approfittato di tenere a bada, anche solo nell’immaginazione, la furia del mare, il buio dei fondali e la paura dei marosi, incarnate dall’enorme massa ora esanime?

Gran parte delle segnalazioni riferiscono di spiaggiamenti di un singolo esemplare, ma due casi narrano eventi diversi: la cattura di sei capodogli a Civitanova (nelle Marche) nel 1853 e uno spiaggiamento di sette esemplari a Marzocca nel 1938.
La fine di questi animali è raccontata nelle pagine dei commercianti, che ne hanno ricavato barili d’olio, e di illuminati collezionisti, che hanno recuperato gli scheletri, creando le tracce di una storia che ancora continua.



(foto: Archivio Fondazione Cetacea)


Dalla seconda metà del ‘500 a oggi sono state raccolte 35 segnalazioni riguardanti 46 esemplari spiaggiati o avvistati lungo le coste adriatiche. In particolare si è osservata una distribuzione più o meno continua su tutto il bacino adriatico, con una certa ripetizione di eventi nella zona tra la Romagna e le Marche.

Ciò che se ne ricava, in conclusione, è che la distribuzione cronologica, quasi costante, degli eventi segnalati, non può rimandare a una presenza solo occasionale e conferma invece l’ipotesi di una presenza effettiva e costante. Il capodoglio, insomma, abita da secoli il Mar Adriatico.

 
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