Monitoraggio nido di Gipeto, Alpi. 2008

Pianificazione e realizzazione di una stazione di video-monitoraggio remoto in tempo reale presso il nido di un gipeto nel Parco Nazionale dello Stelvio

Era l’inverno del 2008 quando ci fu chiesto un parere su come realizzare un sistema di video-monitoraggio del nido di una coppia di gipeti nel Parco Nazionale dello Stelvio.

Sin dall’inizio era chiaro che si trattava di un’installazione in un ambiente difficile e ostile. La domanda che ci venne posta suonava più o meno così:
“È possibile installare un sistema in alta montagna, in una zona ombrosa esposta a nord, con inverni rigidi, abbondanti nevicate e pochissimi alberi?” 

L’obiettivo del progetto era raccogliere informazioni sul comportamento della coppia al nido, con finalità anche di divulgazione pubblica. Il progetto è stato finanziato direttamente dal Parco dello Stelvio e dalla Fondazione Cariplo, ente bancario di sostegno alla ricerca. Il nido è stato scelto tra tre possibili siti, in base all’alta fedeltà dimostrata dalla coppia verso quella specifica postazione.

Negli ultimi tre anni consecutivi – e ora anche il quarto – la coppia aveva sempre scelto lo stesso sito. Inoltre, tra le tre opzioni, il nido selezionato era il più accessibile.

Pianificazione

Poiché il luogo è stato descritto come:

  • REMOTO: abbiamo deciso di utilizzare un collegamento digitale Hyperlan, con uno o due “rimbalzi” di segnale per superare gli ostacoli e coprire la distanza.

  • COPERTO DA ALBERI: abbiamo utilizzato un cavo oceanografico, insieme a due estensori Ethernet, per portare il segnale fuori dalla zona boschiva fino a un punto più favorevole alla trasmissione.

  • NEVOSO: siamo in alta montagna, quindi ovviamente c’è neve. Abbiamo installato un sistema fotovoltaico con inclinazione superiore all’ottimale, in modo da favorire la caduta della neve dai pannelli.

  • FREDDO: abbiamo scelto componenti elettronici certificati per funzionare fino a -35°C, per garantire l’operatività anche durante gli inverni più rigidi.

  • ESPOSTO A NORD: sigh… davvero? L’esposizione a nord, che limita drasticamente l’efficienza fotovoltaica, si è rivelata il vincolo tecnico più importante di tutta l’installazione.

Come lo abbiamo fatto

Siamo saliti sul posto circa otto volte: due per i sopralluoghi preliminari, due per il trasporto e l’installazione, e quattro per verifiche e miglioramenti.

Siamo stati una sola volta direttamente al nido, ma prevediamo di tornarci prima o poi, poiché al momento della stesura di questo testo (fine estate 2017), il nido risulta abbandonato.
Il grosso del lavoro è stato svolto tra settembre e ottobre 2009.

Avevamo pianificato un intervento nel settembre 2010 per sostituire la videocamera, ma il pullo ormai cresciuto era ancora presente e non era sicuro interferire con la sua permanenza al nido.

Per l’installazione abbiamo utilizzato una videocamera digitale impermeabile, dotata di interfaccia IP e protetta da un ulteriore guscio in legno.

Abbiamo steso circa 250 metri di cavo oceanografico rinforzato per portare il segnale fuori dalla zona boschiva, fino a una radura dove abbiamo installato un sistema fotovoltaico da circa 800 W.

Sebbene il sistema consumi solo 15 W, l’esposizione e l’orientamento dei pannelli non sono ottimali, e volevamo comunque garantire la continuità delle immagini anche nei periodi più bui dell’anno.

Il sito rimane completamente in ombra per oltre due mesi durante il pieno dell’inverno. In quel periodo, la poca energia prodotta proviene dalla luce solare indiretta, riflessa dalla neve sulle montagne di fronte.

Abbiamo inoltre installato un sistema di controllo remoto GSM, che ci permette di accendere, spegnere o riavviare l’alimentazione degli strumenti in qualsiasi momento.

Il flusso video viene trasmesso digitalmente alla montagna opposta, dove si trova una stazione autonoma (dotata di due antenne, un pannello solare e minima elettronica) che funge da punto di rimbalzo e rilancia il segnale verso l’antenna di ricezione finale.

Il collegamento complessivo copre circa 12 chilometri.

L’antenna ricevente è connessa a Internet e permette la trasmissione in diretta dello stream video e delle immagini fisse al pubblico.
Inoltre, tutto il flusso viene registrato tramite un videoregistratore digitale, così da avere un archivio completo di tutte le immagini catturate dal sistema in qualsiasi momento.

Abbiamo il video!

 

Forse la qualità dell’immagine non è adatta a un documentario, ma per noi è più che sufficiente: ci permette di vedere cosa accade al nido, che è l’obiettivo principale.

Le immagini sono un po’ lente, ma dal 2010 abbiamo aggiornato il collegamento: ora il flusso è stabile e piuttosto fluido.

Possiamo anche impostare degli allarmi, nel caso qualcosa attraversi determinate aree dell’inquadratura.

Abbiamo l’intera registrazione video di ogni volta in cui la videocamera è stata accesa.

E naturalmente, abbiamo anche una connessione internet, che ci permette di osservare il nido online
(e il gipeto può leggere le sue email da casa!)